ti trovi in:  Home > Reimpiego e riutilizzo del materiale antico

 

Michela Nocita, “La terra trema”. Annotazioni geologiche nelle fonti antiche e tardo antiche

 

Abstract

Some Observations about Bradyseism and Seismic Activity along the campanian Coast in the ancient Sources. According to Acta Apostolorum, the slow upward and downward Motion of the earth’s crust near Puteoli was due to a divine Judgment.

La descrizione della costa tirrenica da parte degli storici e dei geografi d’età imperiale, di lingua greca e latina, non è priva di interessanti osservazioni di carattere geologico specie in relazione al tratto litoraneo napoletano e alle isole campane.

Sono unici nella loro specificità i brevi passi straboniani che ricordano le isole del golfo di Napoli e le loro origini naturali, partendo dalla considerazione generale che tutte si sono formate per distacco dai promontori: “E infatti Procida, Pitecusa, Capri, Licosa, le Sirene e le Enotridi sono parti staccate del continente” (VI 1, 6). Quindi, procedendo per genesi, Strabone distingue tra le isole nate per sollevamento del fondo marino, dette peleghiai (lontane), e quelle formatesi per distaccamento dalla terraferma, dette prosgheioi cioè vicine, intendendole come prossime alla costa “Molto più piccole di queste (Sardegna, Sicilia, Corsica) ci sono, distanti dalla terraferma, Pandataria e Ponza, mentre sono vicine alla terraferma Aithalia, Pianosa, Pitecusa, Procida, Capri, Licosa ed altre, anch’esse vicine alla terraferma” (II 5, 9). In un altro luogo della Geographia (I 3, 10), Strabone si sofferma ulteriormente sui fenomeni naturali originanti le formazioni marittime: la combustione sotterranea e l’aria compressa determinano forti terremoti (apospasmata) che distaccano dal continente porzioni di terra, lasciando passare nel mezzo l’acqua. Poco oltre nella sua opera, il geografo greco dimostra una conoscenza puntuale dei fenomeni sismici e vulcanici del Golfo probabilmente derivata dalla lettura di Timeo (FGrHist 566 F 58): “Altri sono convinti che Lesbo si sia staccata dal Monte Ida come Procida e Pitecusa dal territorio Miseno e Capri dal promontorio di Atena….” (I 3, 19; cfr. Federico 1998).

In epoca moderna, tra gli archeologi che si sono occupati della complessa situazione vulcanica del litorale campano si è distinto Giorgio Buchner, il pioniere dell’esplorazione ischitana, il quale nel 1986 intrecciò i risultati della sua indagine con le nozioni sugli eventi sismici estrapolabili dalle fonti letterarie. Pithecussa non avrebbe subìto un unico catastrofico evento sismico determinato dall’eruzione del Monte Rotaro al quale sarebbe stata legata la distruzione del principale abitato dell’isola, quello di Castiglione. L’esplosione del monte vulcanico sarebbe infatti il primo di una serie di eventi che si susseguirono fino all’età imperiale determinando il progressivo abbandono dell’isola come stazione di villeggiatura da parte dei Romani, che le preferirono la più sicura Baia sulla costa. Lo strato di lapilli che oblitera i resti di Castiglione compare anche in altri luoghi insulari e non è cronologicamente pertinente all’eruzione del Rotaro, collocabile due secoli più tardi, intorno al 600 a.C.; le ceneri dell’abitato sono infatti coperte da materiale arcaico del VI-III secolo a.C. coperto a sua volta dai resti dell’eruzione del cratere di Porto d’Ischia, successivo al V secolo a.C. La fuga dei coloni euboici, fondatori dello stanziamento insulare, e la distruzione del principale sito abitativo di Ischia è dunque da datare all’inizio dell’età del Ferro, cioè all’VIII secolo a.C., indipendentemente dall’esplosione del vulcano maggiore (Corretti-Soverini 1928, 327-370; Italiano 1994; cfr. Schmidt 1975,33-34. ).

Se le fonti classiche non lesinano sulla descrizione della costa campana percependone la genesi complessa e la natura sismica, tacciono viceversa su un fenomeno evidente e unico in area italica, quello bradisismo dei Campi Flegrei. E’ stato Frederiksen il primo a individuare l’unica fonte che allude esplicitamente al fenomeno descrivendo la città di Pozzuoli sotto al livello del mare (Frederiksen 1977). Si tratta del brano inerente al viaggio di S. Paolo, partito da Malta e diretto verso Roma, presente negli Acta Apostolorum Apocrypha (Leipsig 1891-1903, t. I 178  e ss.). Paolo è ostacolato nel suo spostamento da Nerone, il quale tenta di fermare l’apostolo affinchè non giunga in Italia; ciononostante, dopo un appello dei Cristiani di Roma, Paolo sbarca a Siracusa, fa scalo a Reggio, a Messina, a Didyme nella Eolie e da lì dopo due giorni raggiunge Pozzuoli (cfr. per il tratto lucano dell’itinerario, La Greca 2001, 13, n.1; Chilà 2002b, 445): “Ed essendo stati fatti approdare a Siracusa rimanemmo tre giorni. Da lì, cacciati, giugemmo a Reggio. E dopo un giorno alzatosi il vento Noto, giungemmo in due giorni a Puteoli dove, avendo trovato dei fratelli, fummo invitati a rimanere presso di loro sette giorni: e così partimmo per Roma” (Acta Apost. 28, 12-13, edd. K. Aland, M. Black, C.M. Martini, B.M. Metzger, A. Wikgren, The Greek New Testament, Stuttgart, 1966, 1983).

Nella città campana il santo si trattiene una settimana, ospite di alcuni discepoli di Pietro; personaggio chiave della narrazione è il siracusano Dioskouros, il quale dopo aver seguito il santo fino a Pozzuoli viene scambiato per Paolo e ucciso. Proprio l’evangelizzatore chiede a Dio di punire in modo esemplare la città e i suoi abitanti per l’atto scellerato compiuto (12; 14): “ed a loro disse, ‘Seguitemi’. E uscendo insieme a loro che credevano nel verbo di Dio, vennero ad un luogo chiamato Baia; e osservarono con i loro occhi, e videro la città, quella chiamata Pozzuoli, sommersa nel fondo del mare, alla profondità di un braccio. E lì rimane, sotto il mare, come un monumento fino ad oggi. […] Ma coloro che si erano salvati dalla città di Pozzuoli sommersa dal mare, annunciarono a Cesare a Roma che Pozzuoli era sprofondata con tutto il suo popolo. E l’imperatore fu in grande dolore per la città, e radunando i capi dei Giudei disse loro, ‘Vedete, a causa delle vostre preghiere io feci decapitare Paolo, e per questo la città è stata sommersa’” (l.c.123).

L’episodio ricordato negli Acta è riconducibile alla descrizione dell’evento presente in un manoscritto calabrese illustrato datato all’890 d.C., recante l’immagine di una città sotto le acque. Secondo Frederiksen, la raffigurazione di Pozzuoli sotto al livello marino, sia figurativamente che letterariamente, sarebbe la descrizione realistica di un avvenuto mutamento del territorio puteolano: se le fonti antiche fino all’età costantiniana non ricordano il bradisismo, anzi confermano tutte lo splendore del sinus puteolanus e del Portus Iulius attivo almeno fino al IV secolo a.C., è perché l’abbassamento delle zone flegree si sarebbe evidenziato soltanto in epoca tardo-antica.

Il compilatore degli Atti, non avendo conoscenza diretta degli eventi ma ricavandone notizia attraverso l’ambiente monastico calabrese, avrebbe retrodatato il fenomeno percependolo come qualcosa di lontano sia nello spazio che nel tempo. Nasce così, involontariamente, un “falso storico”: d’altra parte un evento tanto importante come la visita paoliana alla città campana non poteva non lasciare traccia nell’immaginario collettivo, anche tramite un evento indelebile. Le due realtà storiche, la visita del santo e il mutamento morfologico del territorio, vengono così riunite cronologicamente in un rapporto di causa –effetto che rende lo splendido porto antico, riottoso alla nuova religione, una città sommersa da Dio.

BIBLIOGRAFIA

Chilà 2002b = D. M. Chilà, “Il versante orientale dello Stretto di Messina: Rhegium, il suo porto e il sistema di approdi viciniori”, in B. Gentili, A. Pinzone (edd.), Messina e Reggio nell’antichità: storia, società, cultura. Atti del Convegno della S.I.S.A.C. (Messina-Reggio Calabria 24-26 maggio 1999), Di.Sc.A.M. 2002, 441-454.

Corretti – Soverini 1982 = A. Corretti, L. Soverini BTCGI VIII, s.v. Ischia, 327-370.

Frederiksen 1977 = M. Frederiksen, “Una fonte trascurata sul bradisismo puteolano”, I Campi Italiano 1994 = A. Italiano, “Evoluzione geomorfologica dell’isola d’Ischia e archeologia“, Annali di Archeologia e Storia antica. Dipartimento di Studi del mondo classico e del Mediterraneo antico, n.s. 1, 1994.

flegrei nell’archeologia e nella storia. Roma, 4-7 maggio 1976, Roma 1977.

La Greca 2002 = F. La Greca, Fonti letterarie greche e latine per la storia della Lucania tirrenica, Roma 2002.

Schmiedt 1975 = G. Schmiedt, “Antichi porti d’Italia. Gli scali fenicio-punici. I porti della Magna Grecia”, Klearchos 17, 1975, 29-95.

 

Inizio paginaChi siamoEdizioni SpoliaCollabora con noiRassegna stampaPartnerIn English