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La Croce di Posta

Questa piccola croce processionale, conservata oggi nel Museo Civico di Rieti, proviene dalla chiesa di S. Francesco a Posta.[1] Dipinta a tempera su fondo oro, è attribuita[2] al Maestro di Fossa.[3]

La Croce di Posta

Sul recto della Croce campeggia la figura del "Cristo Crocifisso morente" tra la Madonna Addolorata, di cui resta solo un frammento, e S. Giovanni Evangelista. In alto domina la figura di Dio Padre, anch'essa molto frammentaria; in basso sono stati ricavati degli incassi rotondi per le reliquie. 

Sul verso, la figura del "Cristo Crocifisso morto" è posta invece tra S. Francesco d'Assisi e un altro Santo, di cui rimane solo un piccolo frammento, identificato da F. Palmegiani nel 1932 come un Santo Vescovo poiché regge un libro e un pastorale. 

In altro domina l'Agnello Santo, mentre ai piedi della croce era rappresentata una "Madonna della Misericordia" con il manto aperto sui fedeli di cui restano solo due frammenti di figure, una delle quali è probabilmente un Vescovo. 

Nonostante i danni subiti dall'incuria e dal tempo, questa croce ci permette ancora di godere dei suoi splendidi graffiti su fondo dorato e delle sue delicate figure, delineate con un segno elegante e con stesure trasparenti di colore che rendono quest'opera un raffinato prodotto di elegantissima fattura: sicuramente una tra le più belle opere del Maestro di Fossa, che interpretò egregiamente la maniera giottesca filtrata dall'opera di artisti straordinari quali Puccio Capanna e il Maestro di Cesi. 

Il Maestro di Fossa deriva infatti il proprio linguaggio naturalistico dall'opera di Puccio Capanna, che a sua volta aveva accolto le innovazioni giottesche già maturate nell'ambiente artistico umbro, in particolar modo quella"maniera dolcissima e unita" che Vasari attribuiva a Stefano Fiorentino; una pittura che si distacca da Giotto proprio per l'uso di una modulazione tonale delicatissima e di un diffuso luminismo volto in un lieve patetismo. 

Il Maestro di Cesi, nella cui cerchia si forma il Maestro di Fossa, è invece il fondatore della cosiddetta "Scuola del Ducato di Spoleto" che accoglie i migliori pittori umbri del '300. Spoleto è in questo momento un importante cantiere di croci dipinte, ed è qui che le nuove tendenze si fondono con la maniera della  precedente tradizione miniaturistica locale. 

In Umbria, poi, l'uso delle croci portatili dipinte su ambedue i lati era ormai una pratica molto diffusa, destinata ad accontentare la clientela monastica che si era infoltita sensibilmente in seguito al costituirsi delle nuove comunità religiose

La Croce di Posta documenta un'importante fase del rinnovato culto francescano: tra l'XI e il XII secolo l'Italia si volge sempre più verso quell'ideale di povertà apostolica che porta al divampare di un'accesa critica verso una Chiesa ricca e potente, in particolare attorno al 1329, anno in cui il papa Giovanni XXII condannava la tesi del movimento pauperistico. 

L'area tra l'Umbria e l'Abruzzo, culla del francescanesimo, caratterizzata da una intensa concentrazione di spinte pauperistiche a tendenza riformista, allora era percorsa in continuazione dai funzionari pontifici che tentavano di ristabilire l'autorità papale.

La forma della Croce è una piacevole mescolanza di stili: sagomata su linee floreali secondo il corrente gusto gotico e in chiara analogia con le croci venete, la Croce di Posta non esclude anche un suggestivo legame stilistico con la maniera araba del Sud attraverso il Regno di Napoli.[4]

La fiorente corrente artistica umbra della Scuola del Ducato di Spoleto che ha prodotto la Croce di Posta viene purtroppo interrotta dalla devastante peste del 1348, ma l'influenza del Maestro di Fossa, riconosciuto caposcuola della pittura Spoletina, durerà ancora per molto, almeno fino alla prima metà del XV secolo.

Paola Berardi

Articolo già pubblicato sulla rivista RM. Borbona, anno 1, n. 6, dicembre 1996, pp. 26 - 27 e rinnovato nel 2001.


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[1] Dalla stessa chiesa proviene anche una croce astile in ottone sbalzato, con le estremità trilobate di arte teramana, datata al XIII secolo, rinvenuta nel 1957 insieme alla croce in esame, anch’essa è oggi conservata nel Museo Civico di Rieti.

[2] La croce era già stata studiata per la prima volta approfonditamente da F. Palmegiani (cfr.: Francesco Palmegiani, Rieti e la Regione Sabina, Rieti 1932) che però non l’aveva collegata all’opera del Maestro di Fossa e anzi ne aveva posticipato la data al XV secolo. Fu R. Longhi (cfr.: Roberto Longhi, La pittura umbra dalla prima metà del Trecento, 1953-54) a ricostruire per primo la personalità del Maestro, ma neanche questa volta la croce trovò una giusta attribuzione. Bisognerà infatti attendere una prima comunicazione orale di F. Zeri (anteriore al 1957, data in cui Luisa Mortari nel Catalogo della mostra “Opere d’arte in Sabina” parla dell’attribuzione della croce al Maestro di Fossa fatta da F. Zeri). Ma solo nel 1989 la croce verrà formalmente attribuita al Maestro di Fossa da F. Todini (cfr.: F. Todini, La pittura umbra, 1989)

[3] Il Maestro di Fossa deve questo nome dal luogo dove è stata ritrovata una sua opera, un trittico con Storie di Cristo, conservato nella chiesa di S. Maria ad Cryptas a Fossa, in provincia di L’Aquila, è attivo nella prima metà del XIV secolo tra l’Umbria meridionale e l’Abruzzo

[4] Come suggerisce G. Guarnieri, il santo vescovo della Croce potrebbe essere il carismatico Ludovico d’Angiò, che rinunciò la corona angioina nel febbraio 1296 in favore del fratello Roberto e in seguito anche alla mitria di Vescovo di Tolosa per vestire il saio francescano degli Spirituali. Fu canonizzato nel 1317.

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